Napule è mille culure

Napule è mille culure

Nel week end del 2 e 3 giugno, abbiamo avuto la piacevole visita di un equipaggio in camper di nostri cari amici, formato da Francesco e Monica con i figli Carmelo di 12 anni e Michela di 9 anni, che vogliono visitare la nostra città. Un’ottima occasione per rivederci e, per noi, vedere Napoli con lo sguardo del turista. Consigliamo la sosta al parcheggio IPM in viale Colli Aminei 27 (coord. GPS N 40.86962 E 14.24597); comoda perché in città, con una zona esclusiva per i camper. La mattina del sabato, ci incontriamo alle 10,00 al parcheggio; il nostro equipaggio è formato da me, Raffaella, mio marito Rosario e nostra figlia quattordicenne Rossana. Compriamo il biglietto giornaliero festivo, che ci darà la possibilità di usufruire di tutti i mezzi pubblici della città, e prendiamo il bus R4, alla fermata adiacente l’uscita del l’IPM, che ci porta in via Toledo detta anche via Roma, centro città, in pochi minuti. La prima tappa della nostra visita sarà il centro storico di Napoli,  Patrimonio Unesco dal 1995, scrigno di innumerevoli bellezze storiche ed artistiche, ma anche una piacevole passeggiata tra  negozi colorati, bar, pizzerie e tanta gioventù che qui si riversa dall’adiacente Università Federico II. Dal bus decidiamo di scendere alla fermata successiva a piazza Dante, quella che, da via Toledo, incrocia via Scura, certi di stupire i nostri ospiti con “effetti speciali”. Ed infatti, guardando via Scura, strada che sale verso la collina e dal lato opposto, via Capitelli sino a via S. Biagio dei Librai, si ha la netta visione di “Spaccanapoli” l’antica strada che tagliava il centro già dall’antichità.

Camminiamo piacevolmente sino a via Capitelli, dove ci fermiamo al bar Mexico, presente in molte vie della città, per un buon caffè ; ed arriviamo a piazza del Gesù Nuovo che ci accoglie con la guglia dell’Immacolata, opera barocca del ‘700; sulla destra palazzo Pendola famosa location dei film di De Sica e della fiction “Giuseppe Moscati” e la chiesa del Gesù Nuovo.  La facciata di piperno con bugnato a punta di diamante  è l’originale del palazzo del ‘400 dei  principi di Sanseverino, trasformato in chiesa dai gesuiti agli inizi del ‘600. Da pochi anni, alcuni studiosi, hanno scoperto che, la facciata della chiesa del Gesù Nuovo, nasconde un codice musicale: i segni  incisi sul bugnato, che si pensava fossero i simboli delle cave, non sono altro che la partitura di un concerto per strumenti a plettro. La storia affascina Carmelo, appassionato musicista. Entriamo nella chiesa, tipico esempio di barocco napoletano, tra stucchi, marmi ed opere di Stanzione, Giordano e il famoso affresco della controfacciata di Francesco Solimena: Cacciata di Elidoro dal tempio. Visitiamo, poi, le stanze dedicate a Giuseppe Moscati, medico napoletano che dedicò la sua vita ai poveri ed agli ammalati, proclamato Santo nel 1987. All’uscita, dopo pochi passi su via Benedetto Croce, c’è la Basilica di Santa Chiara, quasi completamente distrutta nei bombardamenti del ’43, e restaurata nel ’53 nello stile gotico originario. Austera e sobria, la basilica conserva i monumenti funebri della famiglia D’Angiò. Di fianco alla basilica, c’è l’ingresso dell’imperdibile chiostro maiolicato delle clarisse; con il biglietto d’ingresso, si visita anche il museo dell’Opera di Santa Chiara con reperti archeologici della Neapolis romana, reliquie ed oggetti sacri. Entriamo nel chiostro, rapiti immediatamente dalle maioliche del ‘700 che ricoprono le colonne ottagonali ed i sedili con bellissime scene agresti.

Piante, fiori, piccole fontane, occupano gli spazi verdi tra i viali che si intersecano con un meraviglioso effetto ottico. Bellissimi e suggestivi, gli affreschi seicenteschi sulle pareti dei quattro lati del chiostro. I nostri amici sono incantati da tanta bellezza, ed anche Michela, la più piccola del gruppo, è affascinata dalle  scene rappresentate nelle maioliche. Usciamo e riprendiamo via Benedetto Croce; tra uno sguardo ai palazzi nobiliari che si affacciano sulla via, una visita ai negozi d’abbigliamento, una sosta per ascoltare degli artisti di strada, arriviamo a piazza S. Domenico Maggiore. Al centro della piazza la guglia di San Domenico,  di fronte le facciate dei palazzi Corigliano e Sansevero, di lato l’abside poligonale del ‘200 e la scalinata dell’omonima chiesa.

Purtroppo non riusciamo a visitarla, in quanto interdetta ai turisti perché si celebra un matrimonio. Dalla piazza accediamo alla stradina laterale dove c’è la “Cappella Sansevero” commissionata da Raimondo Di Sangro principe di Sansevero, alchimista, scienziato, inventore. Sulla sua figura molte le leggende, di certo sappiamo che il popolo lo temeva e lo considerava uno stregone; sicuramente  un personaggio affascinante. Entriamo nella cappella, ancora oggi privata, e la bellezza del “Cristo velato” dello scultore Sanmartino, rapisce lo sguardo e lascia i nostri ospiti senza fiato. L’incredibile senso di leggerezza del velo che ricopre il corpo del Cristo, è reso nell’opera, in maniera così perfetta da sembrare reale. Bellissime anche le altre sculture, tra cui “La Pudicizia”. Notevoli gli affreschi realizzati con la pittura creata, con ricetta segreta da Raimondo Di Sangro, e mai restaurati. Nella saletta sottostante, si trovano le famose “macchine anatomiche” scheletri nel quale è riprodotto l’apparato artero-venoso con una conoscenza che stupisce.  Proseguiamo, attraversando piazza S. Domenico e ci fermiamo alle panchine di piazzetta Nilo, di fronte l’antichissima statua del Nilo. La stanchezza incomincia a farsi sentire soprattutto tra i ragazzi che si riposano chiacchierando e bevendo una bibita fresca. Intanto Rosario e Francesco, vanno a vedere la “Cappella Maradona” una nicchia nel muro dedicata al calciatore dove è conservato un suo capello come una reliquia. Fantasia tipicamente napoletana! Continuiamo per via S. Biagio dei Librai, o Spaccanapoli, visitiamo la Cappella del Monte di Pietà, inserita nel monumentale Palazzo Carafa, proprietà del Banco di Napoli ed arriviamo all’incrocio con via S. Gregorio Armeno.

Lo sguardo viene subito rapito dalla torre del campanile del complesso conventuale di San Gregorio Armeno, poi dai colori delle bancarelle delle botteghe artigiane. Questa è la famosa strada dei presepi, dove sacro e profano si confondono, ed infatti curiosando tre le bancarelle, oltre la classica natività ed i pastori tradizionali, ci sono le statuine di cantanti, calciatori, politici. Entriamo in una bottega per ammirare da vicino i pastori riproduzione di quelli del settecento, con sontuosi abiti di stoffa. Michela è affascinata dai pastori in movimento: il panettiere che inforna, la lavandaia che fa il bucato. Continuiamo guardando tutte le bancarelle sino a piazza S. Gaetano, il cuore antico della città. Qui c’è la Napoli sotterranea, visita nel ventre della città; il complesso monumentale di S. Lorenzo maggiore,con gli scavi greco-romani ma anche teatro dell’amore tra Boccaccio e Fiammetta. Ci sediamo sulle panchine, mentre un’artista di strada, accompagnato dalla chitarra, canta classiche canzoni napoletane; la stanchezza e tanta e la fame si è fatta sentire. Decidiamo di proseguire velocemente per via Tribunali per mangiare una pizza e riposarci.

Tra uno sguardo alle vetrinette delle pizzerie che vendono tante golosità tipiche, una carezza ai teschi della chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco, che porta bene, ed uno sguardo al conservatorio San Pietro a Majella, oggi chiuso perché festa, arriviamo a piazza Bellini e ci sediamo ai tavoli della storica pizzeria “Port’alba”. Mangiamo un’ottima pizza tra piacevoli chiacchiere ed impressioni, ma soprattutto ci riposiamo. Sazi e ristorati, scendiamo per via Port’alba a piazza Dante, con sosta al bar Mexico per il caffè. I nostri amici, in un’altra occasione, hanno già visto via Toledo con la galleria Umberto, piazza Trieste e Trento e piazza del Plebiscito, quindi decidiamo di raggiungere il lungomare. Percorriamo un tratto di via Toledo, che noi napoletani continuiamo a chiamare via Roma ed entriamo in una strada laterale per uscire su via Pignasecca, storico mercato all’aperto, uno dei pochi ancora rimasto in città, e prendere la metro alla stazione “Montesanto”. Scendiamo alla stazione “Mergellina”, attraversiamo la bella piazza Sannazaro ed arriviamo sul lungomare Caracciolo.

 

Prima di fermarci ad ammirare lo spettacolo del golfo di Napoli, accontentiamo i ragazzi andando allo chalet “Ciro” per un eccellente gelato; Monica si lascia tentare dalla vetrina dei dolci, ed assaggia la “coda d’aragosta” una sfogliata ripiena di panna. Attraversiamo la strada per ammirare le barche ormeggiate sulle banchine di Mergellina. Incominciamo, poi, la nostra tranquilla e lenta passeggiata per via Caracciolo, diventata da poco, isola pedonale. Il bellissimo panorama, con la penisola Sorrentina, Capri, il Vesuvio incanta i nostri amici; inizia poi, la villa comunale di Napoli, polmone verde della città parallela al lungomare. Ci sarebbe piaciuto visitare l’acquario, tra i più antichi del mondo, in un bel palazzo ottocentesco all’interno della villa comunale, ma purtroppo è chiuso per problemi tecnici. Ci consoliamo guardando le bancarelle di artigianato, i ragazzi che prendono il sole e fanno il bagno, o sostando sulle panchine della villa o sui muretti del lungomare. Tra la gente che passeggia, i bambini in bici, il profumo del mare che sale sempre più forte, sembra di essere in una località di villeggiatura. Intanto Il Castel dell’Ovo, che si staglia superbo sul mare, diventa sempre più vicino.

Ma siamo tutti abbastanza stanchi, è ormai pomeriggio inoltrato e decidiamo di rientrare, quindi attraversiamo la zona dello shopping, da piazza dei Martiri sino a piazza Amedeo, dove prendiamo la metro per scendere alla stazione “Cavour” e riprendere il bus R4 che ci porterà al parcheggio IPM. Esausti ma contenti ci salutiamo.

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Domenica mattina ci rincontriamo al parcheggio, compriamo i biglietti e prendiamo il bus R4 nella direzione opposta, che ci porterà alla stazione della metro collinare linea1 “Colli Aminei” per scendere alla stazione “Vanvitelli” nell’omonima piazza. Siamo nel quartier Vomero di Napoli,  e ci dirigiamo al Museo di San Martino, indicato anche per i più piccoli, e con il più bel panorama della città. Lungo la strada ci fermiamo all’ennesimo bar Mexico per il caffè e Francesco nota la bella macchina da espresso, ormai introvabile. Con una piacevole passeggiata tra viali alberati e tranquilli, passando davanti a Castel Sant’Elmo, antica roccaforte dei D’Angiò, arriviamo al piazzale dove c’è l’ingresso del museo ed ammiriamo il meraviglioso panorama del centro storico, con Spaccanapoli in bella mostra, ed alle spalle il Centro Direzionale, quartiere moderno sorto negli ultimi decenni. Il museo di San Martino è allestito nell’antica certosa del ’300 voluta da Carlo D’Angiò, poi rimaneggiata in epoca barocca. Entriamo e ci dirigiamo subito ai giardini a terrazze, passando davanti alle carrozze reali che incantano Michela. La vista che ci appare è uno spettacolo incredibile.

Tutto il golfo di Napoli è davanti ai nostri occhi: Posillipo, Mergellina, via Caraccio e di fronte Sorrento e Capri. Siamo tutti senza parole; anche se ho visto questo panorama tantissime volte, non finisce mai di emozionarmi e di ricordarmi quanto è bella la mia città. Incominciamo la visita del piccolo museo dalla sezione navale con bellissimi modellini e due grandi barche reali di rappresentanza, che appassionano Carmelo e Michela; passiamo poi alla sezione dedicata al presepe napoletano, bellissima, con meravigliosi pastori del ‘700/800 sino al famoso “Presepe Cuciniello”, collezione privata donata al museo ed allestito in una suggestiva  grotta, maestoso e ricchissimo. Visitiamo il bel chiostro, le stanze che ospitano sculture e quadri e la splendida chiesa, trionfo del barocco napoletano, ideata da Cosimo Fanzago, ricca di stucchi, decori e pregevoli opere di Luca Giordano, Battistello Caracciolo e Jusepe de Ribera. Meravigliosi gli armadi della sacrestia rivestiti di tarsie lignee e suggestiva la Cappella del Tesoro con l’affresco di Luca Giordano “Il trionfo di Giuditta”. Ritorniamo all’IPM e decidiamo di passare ancora un po’ di tempo insieme con una spaghettata “all’intrasatta” ovvero improvvisata a casa nostra. Salutiamo i nostri amici che ripartono per Roma, con la promessa di tornare presto, perché c’è ancora tanto da vedere e da scoprire; Napoli è una città che non finirà mai di stupire e di stupirmi.

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