Magica Garfagnana…

Magica Garfagnana…

Barga e la Grotta del Vento

Dopo la visita della bella Pontremoli con Eleonora eccoci di nuovo in marcia verso la Garfagnana.

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E’ il 1 gennaio 2013, il tempo non è dei migliori ma questo non ci impedisce di gustare le bellezze del paesaggio che si vedono dal finestrino. Ci fermiamo più volte per ammirare e fotografare questi luoghi incantati, seguendo il percorso che ci è stato  indicato dalla nostra amica.

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La nostra meta è Barga, un paesino medioevale della Garfagnana, terra di adozione di Giovanni Pascoli  e uno dei borghi più belli d’Italia . Arriviamo in paese in tarda serata e  seguendo le indicazioni  ci fermiamo nella sua area attrezzata per la sosta camper, in un piazzale sterrato a due passi dal centro, illuminato e con la possibilità di collegarsi alla corrente elettrica al costo di 10€ per 24 ore.

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Anche se inizia a piovere, usciamo e puntiamo verso il centro storico dominato dal Duomo illuminato; anche le strade sono ancora illuminate dalle luci natalizie, ma sono deserte. Saliamo per le stradine del vecchio borgo e arriviamo alla chiesa di Santissimo Crocefisso

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e poi al duomo romanico costruito a più riprese con l’utilizzo di pietre locali che cambiano colore in base alle condizioni atmosferiche.

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Da qui si domina la pianura e la valle del Serchio, ma noi vediamo solo le luci del centro e quelle di qualche paesino in lontananza.

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Sappiamo che il piatto del borgo è il minestrone di farro, un cereale largamente usato nell’antichità, cerchiamo un ristorante aperto per poterlo assaggiare ma purtroppo è la sera del primo dell’anno e troviamo i ristoranti  chiusi. Torniamo al parcheggio dove sostano altri mezzi oltre al nostro, e ceniamo in camper. La notte trascorre tranquilla, con qualche scroscio di pioggia. Al mattino usciamo un po’ a piedi per vedere il borgo di giorno, ma piove e le nubi non ci fanno vedere un granchè.

Visualizzazione ingrandita della mappa

La nostra nuova meta è la “Grotta del vento”, sappiamo che è possibile visitarla  in quanto abbiamo telefonato ieri per averne conferma e anche loro ci avevano consigliato di fermarci per la notte nell’area attrezzata di Barga. Impostiamo il navigatore su Fornovolasco e partiamo sotto la pioggia.

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Sono meno di 20 chilometri ma arrivati a Gallicano la strada si fa sempre più stretta,

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fortunatamente non è una strada trafficata ma impieghiamo circa un’ora per arrivare nel piazzale e sostare davanti all’entrata delle grotte che sono ancora chiuse.  In questo parcheggio sarebbe possibile anche la sosta per la notte, ma è un luogo isolato dove a pochi passi  c’è solamente un bar ristorante. Alle 9 il cancello della Grotta viene stato aperto ed entriamo.

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Non essendoci nessun altro visitatore, abbiamo  la fortuna di visitare la grotta con una guida tutta per noi.

Prima di entrare nella grotta ci soffermiamo sull’entrata e la nostra bravissima guida ci da alcune spiegazioni sulla formazione e sulla storia di questa grotta:

La grotta è stata costruita da un fiume sotterraneo che scorreva qui circa 20.000 anni fa. Qui l’acqua riempiva tutto e usciva come sorgente dall’ingresso della grotta da dove siamo entrati noi. L’acqua ora si è scavata un suo percorso a quaranta metri sotto di noi. L’ingresso della grotta non era come lo vediamo oggi, era completamente chiuso dai detriti e c’era solo una piccola apertura nella montagna da cui in estate usciva stranamente il vento. Questa apertura ventilata d’estate, fu utilizzata dalle persone del posto come frigorifero naturale, che dopo averci costruito una capanna attorno la utilizzava per riporci i cibi da refrigerare. Nel 1929 venne  fatta la prima esplorazione speleologica dal CAI di Firenze ma dopo una sessantina di metri si trovarono davanti ad un ostacolo naturale costituito da  un grande masso e dall’acqua che bloccavano l’accesso. Nel 1961 ci riprova con più fortuna  il CAI di Bologna, tolse i detriti all’ingresso e vennero trovate delle ossa di orso delle caverne, che vediamo ora in una teca all’ingresso, ma si sa che queste sono state trascinate all’interno da qualche piena. Gli orsi, e i mammiferi in genere non si sarebbero mai riparati per il letargo in una grotta dove tira il vento.

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Ma perché c’è il vento in questa grotta ? Per la differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno.

La temperatura interna è costante a 10,7 gradi, così il vento esce d’estate ed entra d’inverno. Per fermare la corrente d’aria ora è stata messa una porta blindata che chiude la galleria di accesso alla grotta  Il percorso della galleria è di 4,5 km. di cui metà attrezzato, ma noi nella nostra visita ne percorreremo solo 700 m. Il primo tratto di 30 m. è un percorso scavato artificialmente per superare l’ostacolo naturale trovato dal CAI di Firenze e permettere di entrare nelle grotte tutto il tempo dell’anno, anche quando l’acqua è più alta.  A questo punto ci appaiono le prime concrezioni, di calcare o meglio depositi di carbonato, depositato goccia dopo goccia nel tempo.

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I colori delle concrezioni dipendono dai minerali che sono contenuti nell’acqua. In questo caso il ferro, con la colorazione rossastra  a volte grigie per la presenza di manganese.  La crescita delle colate, così si chiamano le stalattiti, è di un centimetro ogni 1000 anni. Le concrezioni non si devono toccare con le mani perché facendolo  si contaminerebbero i cristalli di calcio e  si formerebbero delle culture batteriche macchiando indelebilmente le concrezioni. Camminiamo guardandoci intorno stando attenti alla testa e a dove mettiamo i piedi, arriviamo  dove ci sono delle concrezioni a forma di canne d’organo, la guida ci dice che  potrebbero essere anche suonate con un bastoncino, come si fa con uno xilofono.

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Arriviamo così al laghetto  dei cristalli dove dobbiamo stare attenti a non caderci dentro in quanto l’acqua trasparente è allo stesso livello della passerella.

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Ogni tanto le stalattiti si incontrano con le stalagmiti e formano delle colonne come nella “zampa del cavallo”.

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Arriviamo nella sala più bella del percorso “la sala del ciondolo” chiamata così per la forma di una stalattite che parte con l’attaccatura stretta fino a formare un ciondolo,altra bella sala quella dei drappeggi, sono delle stalattiti lamellari altissime e gigantesche, la forma è così perché non c’è un soffitto orizzontale e le gocce non cadono in maniera verticale e ci viene fatta vedere la trasparenza dei drappeggi spegnendo tutte le luci tranne una.

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Siamo veramente meravigliati e incantati da tanta bellezza ! Tutte queste concrezioni sono vive, perché c’è l’acqua che continua ad alimentarle. La natura è davvero una meraviglia unica e merita tutto il nostro rispetto. Le concrezioni possono morire se l’acqua le abbandona. Il lavoro di passerelle costruito per vedere le grotte ci permette di passare in sicurezza in punti abbastanza angusti e arriviamo così alla “ sala del crollo”. Si chiama così per  un pezzo del soffitto caduto.

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Il crollo è antichissimo e lo si nota dalle concrezioni che si sono formate sopra e dalla calcite che  ha cementificato tutte le fessure, assumendo la consistenza del marmo. Le persone che sentono parlare di sala del crollo si spaventano pensando che questa sala non sia sicura, in realtà è il contrario, questa è la parte più stabile delle grotte. La Garfagnana è zona sismica e nel 1985 c’è stato un terremoto molto forte che danneggiò gli edifici all’esterno, ma in grotta nulla vibrò. Arriviamo ora in  una sala molto danneggiata, dove le stalattiti e le stalagmiti sono state spezzate e portate dalle persone del posto quando la grotta non era ancora stata aperta al pubblico, e messe nei giardini e sulle tombe utilizzandole come monumenti funebri. Un danno fatto per ignoranza e non per vandalismo…

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Arriviamo a vedere più da vicino “gli spaghetti” inizio delle stalattite e la crescita è di 1 mm ogni 10 anni.  Dopo un passaggio stretto entriamo un uno spazio dove scende l’acqua e si vede un pozzo di 42 metri di profondità, ci viene detto che in fondo ci sono delle fessure chiamate a   “buca da lettere”  dove alcuni speleologi devono  per entrare  devono scendere a testa in giù.

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Proseguiamo e arriviamo  alla diramazione del Paradiso, considerata la più bella grotta scoperta finora, è in alto e ancora non visitabile; è chiamata “del paradiso” per le sue concrezioni bianchissime, dove gli “spaghetti” hanno raggiunto la lunghezza di 60 cm.

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Ora il nostro percorso sale verso il “baratro dei giganti” Saliamo per una scala ripida e arrivati in cima riscendiamo di qualche metro fermandoci davanti a un pozzo alto 90 m.  con una pendenza del 70%. Qui l’acqua quando ci sono innondazioni  e  grandi  piene all’esterno, risale dal fondo a volte fino a traboccare.

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E’ in questo punto che la nostra guida ci fa vedere cos’è il buio totale spegnendo tutte le luci della grotta. Con questo buio  l’occhio non si può abituare .. veramente una cosa indescrivibile la sensazione che si prova ad essere investiti da un buoi così nero !!!!  Dopo questa esperienza, ripercorriamo all’inverso lo stesso percorso fatto in entrata e come sempre succede, vediamo altri particolari non visti durante  l’andata, compresi dei laghetti che prima non avevamo notato.

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Arriviamo quindi all’ingresso, dove ringraziamo la nostra guida per  questo bellissimo percorso fatto assieme e torniamo alla biglietteria dove c’è anche un bar  e una esposizione di minerali anche in vendita. Prendendo un caffè, scambiamo qualche parola con il personale sulla bellezza della grotta e sulla strada che ci ha portato quassù, poi salutiamo e riprendiamo il nostro viaggio che ci riserva ancora una sorpresa. Prima di arrivare a Gallicano,  sulla via del ritorno, parcheggiamo il camper in uno slargo sulla strada e saliamo a piedi verso l’eremo di Calomini.

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Ci arriviamo in una quindicina di minuti, entriamo e siamo subiti presi dalla  tranquillità  e dalla quiete di questo spazio. Oltrepassato il cancello d’ingresso, una porta chiusa porta la scritta “clausura” e subito dopo entriamo nella chiesetta costruita proprio a ridosso della parete rocciosa.

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Una costruzione semplice, ma incastonato nella natura come una pietra preziosa. L’interno della chiesetta è semplice e tutto è pulito e curato. Non possiamo fare a meno di sederci e riflettere su quello che abbiamo visto oggi ascoltando anche qui  il silenzio e pensando a quanto tutto quello visto oggi sia diverso dalla nostra vita quotidiana fatta di rumore e fretta….

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Ma è ora di ripartire…. per la prossima avventura.

Gastone e Francesca

Note:

Come si avrà potuto capire dalle foto e dalle descrizioni, la strada per arrivare alle Grotte del Vento da Gallicano è alquanto tortuosa e stretta. I mezzi di grande dimensioni possono avere problemi incontrando veicoli in senso opposto.

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Per chi viene in camper a visitare la Grotta del vento

La percorrenza con i mezzi grandi può diventare particolarmente problematica durante i giorni di maggiore affollamento (feste di Pasqua, ponti di primavera, settimane centrali di Agosto), durante i quali si sconsiglia di raggiungere la grotta in camper.

Visto che è possibile pernottare nel vicino parcheggio comunale a pagamento di giorno, ma libero di notte, una soluzione per evitare il grosso del traffico è quella di arrivare la sera dopo le 20, quando la maggior parte dei visitatori ha già lasciato l’area e approfittare di una delle visite del mattino seguente.  Per i gruppi di oltre 30 persone, è possibile fruire di un servizio di navetta che viene effettuato da Gallicano su prenotazione con un pulman della grotta da 53 posti. Informazioni Grotta del Vento tel. 0583 722024 http://www.grottadelvento.com/ITA/grotta.aspx

Area Attrezzata:
San Cristoforo – Barga (LU)

Indirizzo: Via Hayange, vicino al centro storico.
Latitudine: 44.07225 Longitudine: 10.481444
Descrizione: Acqua, pozzetto, illuminazione, elettricità, servizi igienici con docce.
Prezzi: 10 euro 24 h

 

 
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