La magia della Calabria

La magia della Calabria

Ormai conosco piuttosto bene la Calabria, ma quest’anno sarà un po’ diverso perché non siamo soli, con noi ci sono gli amici Maurizio e Manuela che ormai sono al loro terzo viaggio in camper e grazie ai nostri consigli stanno diventando camperisti doc. Il camper li ha fatti innamorare della vita all’aria aperta, e soprattutto l’opportunità di avere sempre con loro le pelose …ne hanno tre grandi e bellissime tutte prese dai canili: Ziva, Nicki e Birba.

Stessa storia per noi e le nostre Martina e Smilla raccolte abbandonate nei campeggi. Sappiamo già che in meridione, dove dilaga la piaga del randagismo, troveremo altri cani abbandonati, e anche se non possiamo farci molto siamo certi che almeno per il periodo della nostra permanenza in campeggio non avranno problemi di cibo. Il viaggio scorre piacevole, una bella giornata di sole e il traffico molto scarso ci fermiamo solo per i bisogni delle cagnone e pausa pranzo, mi piace ammirare dal finestrino del camper il panorama che scorre: è molto vario e passiamo da stupende vedute del mare a panorami di montagne. In Abruzzo vediamo anche molte cime innevate ,verso il Molise intravediamo anche le isole Tremiti: ho sempre desiderato visitarle ma si sa che gli animali impongono qualche rinuncia …le guardo dormire beate ai loro posti mentre viaggiamo e penso ma chi se ne frega!…meglio avere queste due rompiscatole e rinunciare a qualcosa. Eccoci all’impagabile vista del Gargano, bellissime le sue coste. Da qui in poi l’autostrada è tutta la nostra attraversiamo la campagna pugliese ,tenuta benissimo con i vasti vigneti ,le coltivazioni di verdura in cui primeggiano i carciofi e gli immancabili ulivi. Gli ultimi chilometri prima di uscire a Taranto regalano un panorama stupendo: lontano davanti il mare e a destra e a sinistra distese di agrumi .Ci immettiamo poi sulla superstrada 106 che collega Taranto a Reggio Calabria, ormai i lavori sono al termine e lo scorrimento è veloce per quanto noi con il nostro camper non amiamo le alte velocità ,preferiamo goderci anche il viaggio. Dopo circa 130 km passato Sibari ,sulla destra vediamo gli scavi archeologi :

La storia degli scavi archeologici
Lo scavo sistematico del sito iniziarono soltanto nel 1967. Fin da subito risultò evidente la complessa stratigrafia dovuta alla sovrapposizione di tre città sullo stesso sito, seppur con diversa estensione: la colonia arcaica di Sibari (720-510 a.C.), la colonia panellenica di Thurii (443 a.C.) e il successivo impianto coloniale romano di Copia (dal 193 a.C.).

Dalla grande area di Parco del Cavallo, punto d’inizio di tutta la ricerca archeologica, con diverse campagne di scavo si è arrivati ad esplorare fino ad oggi una superficie di circa sei ettari, fittamente interessata dallo sviluppo urbano del centro arcaico di Sibari e dai successivi centri di Thurii e Copia. Da qualche anno l’attività archeologica è ripresa con vigore grazie a nuovi investimenti, per riportare in luce il grande patrimonio archeologico ancora sepolto.

I recenti scavi archeologici hanno messo in luce nei pressi della Porta Nord una strada e abitazioni della colonia arcaica di Sibari, i successivi livelli di vita dell’impianto coloniale panellenico di Thurii e gli ultimi livelli di età romana e tardo-antica.

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Che piacere quando finalmente ci troviamo davanti il cartello camping Onda Azzurra, percorriamo i 2 km di stradina stretta fra gli erbazzoni (detta alla romagnola). Ricordo che la prima volta che siamo arrivati qua ,circa 20 anni fa, abbiamo pensato : arrivati in fondo facciamo inversione e ce ne andiamo, invece quando arrivi in fondo fra la pineta e il mare trovi il campeggio che è un immenso giardino e non andresti più via. Ci accolgono con il solito calore Roberto e Matteo i due giovani gestori del campeggio che ho visto crescere, come è cresciuto negli anni il campeggio a cui negli anni hanno aggiunto 36 boungalows belli e ben tenuti. Ci accompagnano alle nostre piazzole, la mia da sempre è la prima in angolo sul mare e fortunatamente, visto che qua è sempre pieno anche in inverno soprattutto di tedeschi che vi svernano, per i nostri amici è libera quella a fianco. Le tariffe invernali sono molto basse in più applicano delle promozioni sui lunghi periodi .Arriviamo che è buio e piove anche quindi ci ritiriamo subito nei nostri camper ma al mattino ci svegliamo con un bel sole e i nostri amici sono entusiasti di quella vista: è impagabile aprire le finestre del camper e vedere quel meraviglioso mare !I 15 giorni di vacanza volano via fra lunghe passeggiate al mare e in pineta fra l’altro in questo periodo fioriscono le mimose selvatiche ed è un’esplosione di giallo.

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La riserva Naturale Regionale Foce del Crati interessa un’area di 148 ettari circa nei comuni di Cassano Ionio e Corigliano Calabro (CS).

Foce del CratiRiserva Naturale Regionale Foce del Crati (foto www.riservetarsiacrati.it)

Quando le acque del Crati, il maggior fiume della Calabria per ampiezza di bacino (2.440 kmq), giungono alla foce, la loro velocità è di molto ridotta. Una variegata vegetazione umida e palustre, in passato molto più estesa, formata da tamerici, canne palustri, salici, pioppi, che costituisce un biotopo di grande interesse naturalistico. L’avifauna migratoria è di grande interesse sia per la rarità di alcune specie che per l’elevato livello di densità presente. Fra gli avvistamenti di rilievo le spatole, le cicogne, i mignattai, le garzette ecc.
L’area assume una importanza quasi unica al mondo, perché sotto l’attuale letto del fiume si trovano, quasi con certezza, parte dei resti dell’antica Sibari, distrutta dai Crotoniati e fatta ricoprire dai sedimenti del fiume Sibaris (forse l’odierno Coscile), opportunamente deviato nel 510 a.C.

Qua vi vivono tante specie di animali in una vegetazione direi quasi selvaggia,facilissimo trovare aculei di istrice ,al di qua del greto del fiume immense distese di arance ,la zona è nota per le ottime navellino : le arance con l’ombelico,non nascondo che anche spesso andiamo a fregarle, giusto per il gusto di fregarle perchè se le chiedi te ne regalano sporte piene, ma a noi piace comunque provare il gusto del proibito.

 

Tante ore trascorse al sole ad abbronzarci ,passeggiate in bicicletta al paese più vicino a 7 km :Schiavonea Marina ,il paese dove è nato Gennaro Gattuso ,e da buona milanista non manca la foto davanti al suo fan club ,oltre al grande calciatore è una grande persona qua ha fatto costruire un grande stadio regalato ai giovani del paese dove possono svolgere attività sportive .

Dopo giornate intense alla sera dopo due chiacchiere e un caffè ci ritiriamo ognuno nei nostri camper e queste ore per me rispecchiano la bellezza del nostro modo di fare vacanza : io non amo barricarmi e lascio la tenda aperta e così mentre sono al pc posso gustarmi la visione del mare illuminato dalle piccole barche da pesca che illuminano il mare quando passano vicino alla riva.

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All’Onda Azzurra vive per gran parte dell’anno Petra, una signora che pur non essendo di queste parti, ormai conosce la zona meglio di qualunque calabrese e organizza uscite con le macchine e con la navetta del campeggio. Quando organizza la visita guidata alla fabbrica di liquirizia Amarelli con il suo museo ci aggreghiamo volentieri: preziosi coimelidi famiglia, utensili agricoli, una collezione di abiti antichi e infine macchine per la lavorazione della liquirizia, documenti d’archivio, libri e grafiche d’epoca.

Molto interessante anche la visita alla foresta dei giganti sulla Sila greca :

 

La Riserva naturale I Giganti della Sila, nota anche come Riserva naturale del Fallistro dal nome della località in cui si trova, è un’area naturale protetta statale istituita nel 1987 in Calabria, nella provincia di Cosenza. Quest’area protetta è nota in quanto ospita i famosi “Giganti della Sila” o “Giganti di Fallistro”, pini larici ultracentenari di dimensioni maestose, i cui tronchi formano un perfetto colonnato naturale. Tali tronchi possono innalzarsi fino a 45 metri di altezza e avere un diametro alla base di circa due metri, tanto da essere spesso paragonati per dimensioni alle sequoie nordamericane (che però raggiungono dimensioni quasi doppie in altezza e diametri di oltre 10 metri). I pini presenti nella riserva sono 56. Oltre al pino laricio sono presenti anche meli selvatici, faggi, castagni, pioppi tremuli e aceri montani.

e la visita al Santuario della Madonna del Patire:

L’Abbazia di Santa Maria del Patire fu fondata intorno al 1095 dal monaco e sacerdote Bartolomeo di Simeri, con l’ausilio di alcuni ricchi normanni, e venne dedicata a “Santa Maria Nuova Odigitria”, anche se è conosciuta con il nome di “Santa Maria del Patìr”, o semplicemente “Patire” (dal greco Patèr = padre), attribuzione data come segno di devozione al padre fondatore. Nel 1105 il Pontefice Pasquale II gli concesse il diritto di immunità dalla giurisdizione vescovile. In epoca normanna divenne uno dei più ricchi e rinomati monasteri dell’Italia Meridionale. L’Abbazia possedeva anche una riccabiblioteca e uno scriptorium dove lavoravano monaci amanuensi per la trascrizione di antichi codici. Dal XV secolo il monastero del Patire conobbe un lungo ma inesorabile decadimento, come tutti i monasteri italo-greci, finché nel 1809 venne soppresso dai francesi.

Quando partiamo per le escursioni stiamo fuori dalla mattina alla sera e questo non sarebbe possibile, se io e Manuela non avessimo dei bravi mariti compiacenti, che restano in campeggio ad occuparsi delle pelose.

Ci diamo anche ad un po’ di shopping, se così si vuole chiamare, perché qui al sud la vita è meno cara, ma quello che costa veramente poco è la carne, abbiamo un amico del paese che mi ha fatto conoscere Gennaro,un macellaio che ne ha di veramente buona, e a me piace molto fare scorte per tutto l’anno, ma grazie a lui anche qui le grigliate sono all’ordine del giorno, perché nel barbecue gli uomini si esprimono al meglio, e poi mangiare tutti insieme in compagnia in costume davanti al mare, è un piacere impagabile. Anche quando vengono a trovarci Cataldo e Palma, amici camperisti di Taranto ma che vengono in macchina per una giornata, facciamo una grande grigliata e alla sera pizza nel ristorante del campeggio che una volta a settimana propone pizza + birra per € 7.

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Quando arriva il momento di partire Maurizio e Manuela si sono innamorati a tal punto di questo posto un po’ fuori dal mondo, che prenotano insieme a noi la piazzola per il mese di ottobre quando finiranno i nostri impegni lavorativi. Purtroppo lavoro sempre in estate, ma credo che non cambierei questa vacanza primaverile con i mesi affollati.

Una bella novità: Roberto e Matteo applicheranno uno sconto del 10% agli iscritti del mio gruppo CAMPER CAMPER e ancora CAMPER che si presenteranno con l’adesivo del gruppo attaccato sul camper.

Riprendiamo la statale 106 per tornare verso Rimini ,il panorama è sempre bello dopo pochi chilometri troviamo proprio sul mare il castello di Roseto Capospulico :

Il castello di Roseto Capo Spulico (Alto Ionio Cosentino), saldamente impiantato sulla scogliera che protende verso il mare, risale al X secolo. Infatti, come ricorda San Vitale da Castronuovo, è sulla “Petre Roseti” che il santo avrebbe fondato un monastero e, nel XI secolo sui ruderi dell’edificio sacro è sorto il “Castrum Petrae Roseti” ad opera dei normanni. A quel tempo (1027-1154) il castello segnava il confine tra i possedimenti di Roberto il Guiscardo ed il fratello Ruggero I, nonno di Costanza d’Altavilla (in quanto figlia di Ruggero II), quest’ultima erede del regno di Sicilia e madre di Federico II Hohenstaufen (1194-1250). Nel periodo post-federiciano, dalla seconda metà del XIII secolo, fu adattato a fortilizio militare tanto che, dai registri angioini si conosce l’entità della guarnigione assegnata alla fortezza che nel 1275 risulta composta dal castellano, uno scudiero e da dodici guardie. Ma è con Federico II che il manufatto architettonico si inserisce nel “Piano dei Castelli” del 1230 voluto dall’imperatore al ritorno dalla VI crociata (1228). Lo stesso Federico a cui il castello stava molto a cuore, nel proprio testamento, per come riportato, in “Monumenta Germaniae Historica, Legum sectio IV: Tomus II, n.274”assegnò il territorio di Porta Roseti al figlio naturale Manfredi mentre tutti i castelli e soprattutto il “templare Petre Roseti”, ai figli legittimi i quali saranno anche re di Gerusalemme. Oggi, dopo accurate opere di restauro, risplende come classico esempio di architettura federiciana di derivazione templare (Barrio 1700) o Rocca Templare (D.Rotundo “templari, Misteri e Cattedrali”. Ed.Templari-Roma 1983). L’ampio cortile cinto da mura merlate è chiuso da un arco che porta Stemmi alchemico-templari come la “Rosa” e i “Gigli” che fanno del “Castrum Petrae Roseti” un Tempio dell’Ordine Cistercense. Un tempio templare la cui rosa sul canale d’ingresso è un simbolo alchemico dell’ordine religioso-militare dell’ordine degli Ismaeliti e dei Rosacroce. Di recente, a completare l’indagine storica basata sugli Archivi Zaristi si ha notizia che, nel castello fu custodita, da Federico II la Sacra Sindone. Tale scoperta è avvalorata dagli studi di Lapicidi del castello, che hanno portato alla lettura del “Grifone”, appartenuto a Federico II e, al “Sigillo di Salomone” che riproduce quello del tempo di Gerusalemme.

 

Rivediamo tutte le cose che abbiamo già ammirato nel viaggio di andata. Torniamo belli abbronzati ,rilassati e contenti di questa vacanza in cui si è consolidata un’amicizia anche perché abbiamo molte cose in comune: amiamo la vacanza tranquilla…abbiamo le stesse esigenze avendo entrambi i pelosi …amiamo tutti la buona tavola e la compagnia ma soprattutto la vita del camperturista!

 

 
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