Corso velocissimo di fotografia – prima lezione

Corso velocissimo di fotografia – prima lezione
Corso velocissimo di fotografia: presentazione

Eccoci qua alla prima lezione di questo mio esperimento … mi piacerebbe portare sulla strada della fotografia, più persone possibile, visto che l’evoluzione degli smart phone e dei tablet sta colmando la necessaria preparazione tecnica per scattare foto interessanti. Ok, partiamo, ma vi avverto … non è una pillola ne’ una cassetta (ho detto nella parte introduttiva), ma non vuole essere nemmeno una noiosa treccani. Lo abbiamo chiamato corso velocissimo di fotografia, perché saltando tutti i punti di tecnica pura e utilizzando un economico e semplice programmino (più giusto chiamarla App), proverò a concentrare il tutto in poche ma essenziali lezioni. Vi chiedo però il massimo dell’attenzione, perché concentrando molto, rischio di avere un effetto contrario nella vostra attenzione …

Partiamo quindi con il punto centrale della fotografia

l’inquadratura

Non esiste una persona che non sappia fotografare, come sento spesso dire … io non saprò mai fare delle belle fotografie, perché non ci sono portato. Io penso invece, che la natura spesso doti ognuno di noi di qualità che altri non hanno o hanno in altre cose, ma penso anche che l’impegno e la passione porti vicino a quello che la natura non ha donato. Quindi .. tirate fuori l’impegno e la passione, questo è il vostro momento. Inquadrare un immagine vuol dire spegnere le proprie emozioni, chiudere un occhio, mettere in moto i muscoli in cerca della posizione giusta.

Spiego meglio. Vedo la maggior parte delle persone fare clic spinti o dal l’emozione del momento o dalla pigrizia e vergogna mentale …. provo a fare un esempio un po’ banale: immaginate questa scena all’auto lavaggio, arrivate e il tipo in piedi davanti a voi apre il tappo al tubetto di sapone e lo strizza sul vostro cofano, dopo prende il secchio dell’acqua e lo rovescia sopra e aspetta che il sole asciughi il tutto… finito! Be’ gli strumenti li ha usati tutti e anche il miglior sapone, l’acqua era distillata per non lasciare aloni …. ma chi guarda l’auto potrà dire che é stata lavata? forse solo chi guarderà alcune parti del cofano, ma tutti quelli che guarderanno l’auto in tutte le sue parti, potranno dire che é stata lavata bene? Penso di no, neanche se vi portate dietro il responsabile a spiegare come era buono il sapone e come l’acqua distillata non ha lasciato aloni indicando il cofano! Penso che siate tutti d’accordo che chiunque dirà che gli sportelli, i parafanghi e il posteriore è sudicio! Fare una buona fotografia (quindi, partire da una buona inquadratura) vuol dire realizzare un immagine che chiunque la guardi non debba dire che l’angolo in alto a destra è brutto che in basso c’è confusione e che quella cosa è brutta tagliata così! Peggio è se dovete stare li a raccontare il momento e spiegare cosa avete fotografato …. Lo sbaglio che sento più spesso è proprio questo … giustificare i propri errori. Si perché quando avete fatto quel clic spinti dalla frenesia della foto a tutti i costi e mentre la vostra mente guidata dall’emozione vi faceva vedere quello che per voi éra il soggetto, vi siete immediatamente scordati tutto il resto del contenuto nell’immagine. Ma appena la riguardate vi rendete subito conto che quel soggetto non è più al centro dell’interesse rispetto al resto … quindi vi prodigate in spiegazioni per portare lo spettatore a guardare quello che le vostre emozioni e la vostra mente vi faceva vedere. Attenzione, fotografare non ve lo ordina il medico e nemmeno il costo zero del digitale giustifica le raffiche di foto inutili che fate .. non saranno nemmeno un ricordo per i posteri, ma solo un documento da analizzare per lo studio delle epoche! Non dico che dovete fotografare con il contagocce o come dice il proverbio: una foto al giorno leva il dilettante di torno. Però ricordatevi che esiste anche il tasto cancella (per fortuna)!

Il nostro corpo umano è fatto di articolazioni che si possono muovere … usiamole, usatele. Spesso vedo persone perfettamente erette e rigide che fotografano con le braccia leggermente estese (come i presbiti con un bignami) che guardano un minuscolo monitor con l’immagine che va avanti e indietro al comando del dito maniaco dello zoom che invece di comporre la più giusta inquadratura cercano di far coincidere l’immagine del monitor con quella reale sullo sfondo come se fosse un gioco della settimana enigmistica.

questa sopra é l’immagine trovata in rete, che più rappresenta la situazione. All’inizio dell’articolo ho usato la parola “vergogna”, perché spesso succede di vergognarsi ad assumere posizioni strane alla ricerca della migliore inquadratura.

questo sopra naturalmente è un estremo, direi, quasi un esibizionismo che si rispecchia anche nella firma.

questo sopra invece è il classico sbaglio che viene commesso, la ragazza sorride perché nella sua testa spera di apparire in foto .. come le modelle nelle riviste, ma non sa che da quella posizione, la fotografia avrà un effetto di compressione del soggetto sgradevole che la farà apparire più bassa e più tozza. A meno che questo fotografo, stia usando il dito magico dello zoom per fare un ritratto stretto. Ma anche qui, sta commettendo un errore, perché essendo in una situazione di controluce e non avendo obiettivi molto ma molto costosi che reggono tale situazione, si sarebbe dovuto abbassare in modo che l’ombra del soggetto coprisse l’obiettivo della macchina fotografica per forzare il lettore automatico dell’esposizione a non compensare l’enorme quantità di luce che arriva direttamente dal sole, rendendo troppo scuro il volto di lei rispetto al resto … il soggetto é il volto di lei e non il mare illuminato da un accenno di tramonto … se lei lo immaginasse, smetterebbe immediatamente di ridere! Invece ha nella sua testa, le classiche belle immagini delle riviste dove si vedono le modelle perfettamente illuminate davanti ad un bellissimo tramonto. La perfezione, non esiste, non pensate quindi di poter fare con una compattina e il suo flash e un tastino “ritratto al tramonto” quello che professionisti fanno con attrezzature che costano cifre che superano abbondantemente i tre zeri. Cercate il buon compromesso e non demoralizzatevi subito sognando mega attrezzature .. non servirebbero a niente senza una buona preparazione .. sarebbero come una Ferrari in mano ad un neo patentato. Il bel compromesso, in questa situazione, é muoversi molto in cerca di posizionare il sole dietro alla sua testa in modo da ottenere i capelli schiariti dalla luce, ma il sole non dovrebbe essere completamente coperto, dovete trovare la giusta dose di luce che entra nell’obiettivo che genera i riflessi classici del controluce. Dovete trovare la posizione perfetta, non annoiatevi subito, cercate e fate in modo che il raggio di luce non inganni troppo la vostra fotocamera che tende a scurire troppo il volto. Se avete uno smart phone o un tablet, basterà toccare con il dito il volto e il software cercherà, oltre che fare la messa a fuoco, anche di fare la giusta esposizione .. anche qui non siate vagabondi, provate più volte a cliccare in vari punti .. a volte é questione di millimetri. Nell’introduzione vi ho spiegato il significato della parola fotografia, scrivere con la luce. Non serviva per passare da saccente ma per farvi capire quanto sia importante la luce nella fotografia. Torniamo alla foto sopra .. forse non é la luce giusta per fare una buona fotografia, se quel fotografo avesse la pazienza di aspettare una luce migliore senza far annoiare la modella, probabilmente riuscirebbe a scattare un immagine più bella. Nell’immagine qui sotto notate la bellezza della luce .. dovete imparare a capire quando la luce é giusta per ottenere una buona fotografia! Dovete sapere che la luce peggiore per fotografare si ha quando il sole é precisamente sopra le nostre teste … più o meno nelle ore di punta, dalle 11 fino alle 16 più o meno. La migliore luce si ha la mattina all’alba e la sera al tramonto! Guarda caso i turisti fotografano proprio nel peggior momento. Quindi se vi piace realizzare belle immagini, armatevi di spirito di sacrificio e cercate la luce più bella.

queste sopra, sono le posizioni consigliate in fase di ripresa di un soggetto. Dovete stare più bassi possibile per slanciare le figure .. non esiste una misura giusta, dipende da molti fattori, quindi evitate di chiedere a destra e sinistra di quanto vi dovete abbassare .. la risposta giusta è: osservate l’immagine e muovetevi avanti e indietro, in alto e in basso, a destra e sinistra fino a quando il soggetto e la sua figura avranno un armonia tale nella vostra immagine da soddisfare il vostro gusto in quel momento, naturalmente l’occhio non si deve mai fermare al soggetto, prima dello scatto. Ma deve osservare anche tutto intorno e trovare la posizione giusta per ogni oggetto che entra nell’immagine .. è qui che dovete spegnere le vostre emozioni, le emozioni portano solo cattive immagini … perché il nostro cervello vede più di quello che si può rappresentare in un immagine, usa la memoria, usa la tridimensionalità dei due occhi, ha inoltre un angolo di lettura molto grande, quello che si dice vorgalmente “con la coda dell’occhio”. Ecco, tutto questo non serve, anzi porta sulla cattiva strada per ottenere una buona immagine. Torniamo alla parola vergogna, vi ricordate le vecchie (direi vecchissime) foto dove si vedeva il fotografo con la testa sotto un telo nero pronto a scattare una fotografia?

questo sopra non è un fotografo di moltissimi anni fa! Anche io ho imparato con una macchina del genere e non mi sento poi così tanto vecchio. Comunque, il telo ha un motivo tecnico ed è indispensabile con questa macchina. Ma vederlo usare con una macchina così grossa e su un cavalletto ha un fascino e starci sotto ci si sente automaticamente professionisti anche se incapaci. Immaginatevi peró voi, in giro con una pezzola nera in capo che da un angolino sbuca un telefono o un piccolo obiettivo di una compatta … come vi sentireste? … secondo me vi vergognereste da morire, eppure sarebbe il miglior modo per imparare più velocemente! Con questo metodo riuscireste a concentravi completamente sulla composizione dell’immagine isolandovi da tutto il resto. Stare sotto il telo vi obbliga a ritagliarvi il tempo necessario per osservare tutta l’immagine, meglio sarebbe, se come nella macchina nella foto sopra, l’immagine fosse capovolta. Con l’immagine capovolta si obbliga il cervello a non usare ne memoria ne emozioni e si osserva l’immagine come se fosse un disegno fatto di righe da sistemare in modo ordinato. Ecco, per fare una buona inquadratura dobbiamo imparare a guardare l’immagine come se fossero solo righe da mettere in ordine nei posti giusti. Per imparare è più facile allenarsi con immagini che hanno poche e semplici righe. Le righe si hanno nei forti contrasti di luce, tra ombre scure e forti luci e le righe non è detto che debbono per forza essere diritte.

 

Molte fotocamere, compresi gli smart phone e i tablet hanno la funzione griglia attivabile. La griglia (vedi figura sopra) vi aiuta a comporre l’immagine mettendo le linee nei posti giusti … e voi vi chiederete .. quali sono i posti giusti? Eh eh eh! E qui arriva il difficile. Ci sono un po’ di regoline storiche .. a me non sono mai piaciute, tanto è vero che i grandi fotografi fanno di tutto per smentirle ogni volta! Comunque, qualcuna la citerò anche io, solo perché sono convinto che vi aiuti all’inizio a non deprimervi come un novello pittore davanti alla tela bianca. Una regolina si chiama regola dei terzi, che avrete sicuramente sentito citare se avete frequentato qualche corso di fotografia. Come vi ho detto prima, imparate il concetto ma non fatene un santino di padre Pio da spolverare ogni volta che vi sentite in difficoltà. Se sfogliate le riviste di moda vi accorgerete che una piccolissima percentuale utilizza questa regola, è un po’ come a scuola guida che vi dicono che si guida con due mani, poi guardate un video di corse e vedete i piloti che guidano sempre con una sola mano! La regola dei terzi funziona così: dividere l’immagine in tre parti orizzontali e tre verticali (come la griglia dell’immagine sopra) e usare le linee create come riferimento dove far combaciare i soggetti più interessanti per l’immagine. Ci tengo a farvi capire che non è che se fate combaciare ogni cosa su queste linee avrete per forza una bella fotografia, perché questo è lo sbaglio che commettono in molti quando gli viene spiegata questa regola. Come nel caso dei piloti, non è che se uno guida con una mano è un pilota, i piloti guidano con una mano perché l’altra gli serve a cambiare e a tirare il freno a mano per affrontare meglio le curve. Quindi, le linee vi devono servire come riferimento solo dopo aver cercato la miglior luce e il miglior punto di vista, poi potete usare le linee come riferimento per una miglior pulizia dell’immagine.

questo sopra è un buon esempio, ma fate attenzione che il resto dello sfondo è sfuocato e molto pulito, quindi … è vero che la testa del cane sta bene in quella posizione, ma è vero anche che non sarebbe stata una brutta immagine anche con la testa al centro, diciamo che così l’immagine prende leggermente più forza. L’importante è lasciare spazio davanti ad uno sguardo, spesso l’istinto ci porta nel voler inserire tutto il corpo dell’animale e le nostre articolazioni bloccate non ci fanno indietreggiare per riportare il giusto spazio davanti ad uno sguardo .. ed ecco il click con il soggetto al centro, la testa sulla sinistra che guarda il bordo dell’immagine! Il primo e grosso sbaglio dei dilettanti vagabondi. In questo caso è meglio non indietreggiare, ma tagliare il soggetto per avere lo sfondo sfocato. Osservando meglio l’immagine del colonnato sopra, proviamo a seguire i consigli di osservazione che vi ho spiegato qui sopra .. come avremmo potuto inquadrare meglio quest’immagine già ben disposta? In effetti è già inquadrata bene grazie alla giusta prospettiva che è stata data al colonnato, ma ci sono alcuni elementi di disturbo sulla parte destra che distolgono molto lo sguardo .. può sembrare strano, ma i nostri occhi vengono istintivamente attirati da figure di nostri simili o allarmate dal nostro inconscio da figure apparentemente pericolose come ragni serpenti ecc… in questo caso le figure sulla destra che sono immortalate in atto di movimento attirano troppo il nostro occhio, più di quella seduta nel mezzo al colonnato. Qui sotto vi metto la solita immagine con le note, naturalmente non vuole essere una regola assoluta ma solo dei consigli, perché ognuno di noi può fare meglio.

Il riquadro verde è un possibile taglio che io avrei provato a fare, naturalmente è una mia interpretazione. A ognuno di voi sta l’arduo compito di crearsi uno stile che si genera osservando il lavoro di altri e facendo prove con molta autocritica! L’autocritica è la migliore scuola di un fotografo e il digitale grazie alla tecnologia, ci permette di farla a costo zero!

Analiziamo l’immagine qui sopra. Il fotografo ha seguito la regola e ha fatto combaciare perfettamente il soggetto sulle linee della regola dei terzi. Ma secondo voi è una bella fotografia? É interessante solo perché c’é una tigre? Probabilmente è il motivo che ha portato il fotografo a fare click, si deve essere detto, una tigre è bella, la fotografo e metto in pratica la regola! Sbagliato! Sicuramente la tigre è un bell’animale, ma con questa luce e con questo sfondo crea una pessima immagine. Serve solo al fotografo a far vedere agli amici che ha visto una tigre, quindi diventa un immagine che serve a documentare qualcosa, non ad appagare la vista!

In questa invece é stato messo al centro il soggetto, poteva stare sulla riga a sinistra oppure sull’incrocio in basso a sinistra … perché a sinistra e non a destra? Non per inclinazioni politiche, ma perché a destra ci sono alcune luci e presuppongo che ce ne siano state altre visto che sono concentrate lí, tirandole dentro forse l’immagine sarebbe stata più equilibrata con l’enorme sagoma nera .. più luci insomma. Oppure se non ci fossero sette le luci, la sagoma nera al centro sarebbe stata perfetta!

questa secondo voi è ben inquadrata? secondo me il soggetto stava meglio sulla destra visto l’atto che sta facendo .. chissà se spostando l’inquadratura il fotografo avrebbe avuto la solita parete pulita che ha avuto in questa immagine .. a volte, come vi dicevo, dobbiamo scendere a compromessi. Se a sinistra c’era un’auto o un cassonetto, ha fatto bene a fare questo taglio, altrimenti è un immagine sbilanciata e basta. In questo caso sarebbe stato meglio mettere il soggetto al centro che non sulla linea dei terzi sbagliata.

 

il riquadro bianco sarebbe stata un immagine migliore, perché la sagoma allungata del lampione bilancia bene quella della persona con uno sfondo meno complicato perché contiene meno finestre e l’occhio ha una lettura meno pesante. L’inquadratura globale invece risulta più pesante e meno immediata perché il poco cielo frastagliato dai camini attira per primo lo sguardo a causa del suo colore, le tante finestre risultano pesanti da guardare e le sagome si perdono completamente. Considerate che un taglio o per usare il termine corretto, una riquadratura, la potete fare anche successivamente con l’app accennata all’inizio. Nella lezione successiva affronteremo proprio la post produzione, ovvero il lavoro dopo lo scatto che ha altrettanta importanza dell’inquadratura. Dopo sarete mentalmente pronti per provare ad affrontare il fantastico mondo della fotografia .. se sarete sufficientemente autocritici.

questa è un inquadratura perfetta nonostante sia centrata e sia stato tagliato una parte del corpo che in altre situazioni avrebbe causato un errore. La perfezione è data proprio dall’inclinazione del soggetto che spinge lo sguardo al soggetto principale che è l’atto impossibile, perché la mente dello spettatore usa la memoria e conosce bene le dimensioni reali del terzo soggetto, la sfinge. In questa immagine rappresenta perfettamente quello che ho cercato di spiegarvi nella parte iniziale. Emozione, pigrizia e vergogna. Emozione, perché emozione? .. semplice, da turisti siamo emozionati alla sola visione della sfinge e ci concentriamo su di lei .. ma dopo i primi due scatti, direi anche basta, vi passo qualche scatto di rito con i parenti davanti come foto ricordo .. voi direte “anche questa però è scontata come le foto con le persone che fanno finta di reggere la torre di Pisa”! Ok, vero .. ma cercate di non farvi comandare dall’emozione del turista, l’emozione del turista godetevela nel momento e con gli occhi. Se proprio volete riviverla a casa, scattate una foto ricordo (e dico una) per poter vivere la vostra (e dico solo vostra) emozione di quel momento. Perché gli altri, guardando quella foto, non vivranno mai la vostra personale emozione .. questo vi deve entrare nella testa se volete realizzare belle fotografie. L’emozione personale che si vive in un momento non si cattura con un click e si trasferisce ad altri, non è così che funziona. Le fotografie sono come le canzoni o le poesie, trasmettono si emozioni, ma non le trasferiscono. Lo spettatore vive sí delle emozioni davanti ad una fotografia, ma la fotografia le accende solamente, le emozioni invece provengono dalle esperienze e dalla memoria dello spettatore.

questo brutto fotomontaggio trasmette una forte emozione, ma secondo voi lo fa anche ad un bambino di 4 anni? Forse no, perché ancora non collega l’immagine alla paura di vertigini. Questo brutto fotomontaggio prende ispirazione dalle foto storiche che riporto qui sotto.

Probabilmente anche queste immagini provengono da antiche tecniche di fotomontaggio abilmente realizzate. Se osservate, l’inquadratura è perfetta per far scatenare l’emozione che ho sopra descritto. In questa sotto invece si percepisce meno questa emozione, forse perché nella parte inferiore si ha meno sfondo.

Quindi la fotografia é un arte comunicativa, proprio come il disegno e la pittura. Cerchiamo quindi di separare le immagini ricordo da quelle artistiche .. è solo così che potete abituare la vostra mente a cercare belle inquadrature.

Immaginate cosa sarebbe questa fotografia senza le sagome in alto che mentalmente ci ricreano la giusta proporzione di queste righe di colore, ci affascinano perché capiamo e ricordiamo quanto sono immense e da quelle grandi a quelle piccole ricreano la prospettiva. Altrimenti sarebbe un emozione esclusiva e personale del fotografo in quel momento e per lo spettatore sarebbero solo belle righe colorate come una normale tappezzeria! Forse è stato necessario attendere quelle figure e posizionare perfettamente in quel punto. Se fossero state in primo piano non avrebbero comunicato la solita forte emozione che ottiene con questa inquadratura. Che dite?

Provate ora ad osservare queste immagini e scrivere nei commenti cosa secondo voi esprimono e perché. Scrivete anche se notate qualche difetto di inquadratura o come voi l’avreste realizzate.

Ecco la pigrizia e la vergogna, se combattete la vergogna e sconfiggete la pigrizia siete sulla strada del fotografo. La pigrizia abbiamo detto che è nel non volersi muovere alla ricerca di migliori e perfette inquadrature. La vergogna frena proprio questa ricerca, pensiamo alla nostra immagine e non a quella che vogliamo realizzare. Mentre cercate un inquadratura tenete a mente queste parole.

Rimanete sintonizzati per la seconda e ultima lezione. Alla prossima.

 

 
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