Un sogno andato in fumo

Un sogno andato in fumo

Un camper è una seconda casa un po’ particolare, si acquista spesso facendo qualche sacrificio, solo per il piacere di condividere dei bei momenti a stretto contatto con la propria famiglia. Ed è quello che ha fatto la camperturista Cristina, conosciuta per caso su Facebook. Qualche mese fa Cristina ha pubblicato una foto che ha lasciato molti nello sconcerto: il suo camper interamente bruciato, un sogno andato in fumo. In tanti le abbiamo dimostrato comprensione e solidarietà, ma poi si sa come vanno queste cose…sui social network le pagine scorrono e le storie velocemente si dimenticano, anzi più brutte sono, più è facile scordarle. Noi però l’abbiamo contattata e le abbiamo chiesto di scrivere la sua storia, cosa che essendo una scrittrice, le è riuscita molto bene. Leggetela e scorrete le foto della vita felice di una famiglia in camper…e per una volta fermiamoci a riflettere, perché è bello condividere esperienze allegre, ma c’è anche bisogno di essere solidali quando accadono cose come questa…

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Mi chiamo Cristina Guarise, faccio la mamma a tempo pieno e la scrittrice per  hobby e passione.

Sin da quando ero miolto piccola, ho sempre amato la vita all’aria aperta ed il campeggio, al quale non avrei rinunciato per nulla al mondo. Per anni, date le poche possibilità economiche, ho passato le vacanze in tenda, e solo due anni fa, io e mio marito abbiamo finalmente deciso di comprarci un camper, con l’ausilio di un prestito chiesto ad una finanziaria.

[singlepic id=2544 w=320 h=240 float=left]Abbiamo pensato che, negli anni, avremmo potuto ammortizzare il costo delle rate, risparmiando sui vari pernottamenti, e cucinando a bordo del mezzo. Le mie figlie di 13 e 8 anni, erano a dir poco entusiaste, e ci hanno aiutato a personalizzare la zona adibita a loro due. Il mezzo era un Riviera 190 mansardato, del 1994, ma davvero molto bello ed elegante, con pochi chilometri  in proporzione all’età, e successivamente superaccessoriato da noi. Vivendo del solo stipendio di mio marito, attendevamo il rinnovo dell’assicurazione (scaduta a fine giugno) a partire dal giorno in cui l’avremmo utilizzato per la vacanza estiva, esattamente il 15 Agosto.  La sera precedente, abbiamo caricato il mezzo così come tutti fanno: acqua nei serbatoi, liquidi vari, tavoli smontabili e sedie, sdraio per il mare e materassini. Senza contare la biancheria nuova presa appositamente, pentole e stoviglie, accappatoi. Decisi  di caricare anche indumenti invernali e coperte, dato che l’anno precedente, in montagna, pur essendo estate, avevamo sofferto il freddo durante la notte e le passeggiate. Mia figlia più piccola, Miriam, posizionò sul suo letto il pupazzo Benny, il suo coniglietto preferito, una bambola con i relativi vestitini, e qualche libro di racconti per il viaggio (ama molto leggere). La sorella, invece, oltre ai libri da viaggio, non dimenticò di mettere in uno zaino anche quelli scolastici, che le sarebbero serviti per studiare un po’.

Eccitati per la partenza, cercammo di rilassarci un po’ sul divano di casa a guardare un film. Non ci recammo ad alcuna festa, pur essendo la notte di ferragosto, sapendo che saremmo partiti l’indomani mattina.

Effettivamente, sentivo entrare dalla finestra uno strano odore, ma abitando praticamente in campagna, sento spesso sgradevoli olezzi di concimi chimici o quant’altro.

[singlepic id=2538 w=320 h=240 float=left]Erano le 22, quando un signore, residente poche case più in là, suonò al campanello in maniera convulsa. Gridava:” Il camper brucia! Il camper brucia!!…”

Uscimmo scalzi sulla strada. Il mezzo era ormai una torcia. Fiamme alte decine di metri si alzavano nel cielo. Le mie figlie urlavano :”Aiuto, papà, mamma. fate qualcosa…!!”

Ma eravamo impotenti. Io non riuscivo quasi a comprendere se ciò che stava accadendo fosse realtà o un sogno. Il mio corpo tremava convulsamente, il viso mi scottava per il calore del fuoco…

Non potevo fare altro che guardare impietrita, i nostri sogni andare in cenere. Nessuno naturalmente aveva visto nulla, e anche quando sopraggiunsero i carabinieri ed i vigili del fuoco, si potè solo constatare la dolosità del fatto. La paura aumentò nel momento in cui il fuoco raggiunse la bombola del gas. Le fiamme divenirono ancora più alte, e a detta dei vigili del fuoco, questo fu una fortuna, perchè stava a significare che le valvole di sfiato del gas avevano funzionato. L’eventuale esplosione della grande bombola completamente carica, avrebbe potuto provocare anche il crollo delle case lì attorno.

Le vacanze dello scorso anno, le trascorremmo a casa. Fortunatamente vivo in campagna e ci consolammo (per modo di dire) con lunghe passeggiate in bicicletta.

Anche in questo momento, mentre scrivo ciò che accadde, rivivo le medesime sensazioni, e non posso non ricordare la disperazione delle mie bambine e lo sguardo attonito ed impotente di mio marito.

Anche quest’anno la vacanza non si farà; le rate del finanziamento sono ancora in atto e lo saranno per altri 2 anni. Ma il camper non c’è più.

[singlepic id=2543 w=320 h=240 float=left]Un amico mi ha detto di parlare a mia figlia di un “paradiso dei camper”, ed io l’ho fatto, ma voglio credere anch’io che ci sia un luogo di ristoro, per quell’amico caro, senza il quale non avremmo vissuto momenti incredibilmente meravigliosi. Credo che all’interno di un camper si abbia la possibilità di  conoscere meglio i nostri figli, sempre troppo distratti dalla televisione e dal mondo esterno per poter porre l’attenzione su loro stessi e sui propri cari. Nel camper, lo spazio limitato, in un certo senso, crea quell’intimità, che neppure nell’abitazione di residenza si riesce a trovare.

E allora, caro amico camper, vorrei per questo dirti :”Grazie… Sei stato per noi una meravigliosa realtà…!! “

Chissà se in paradiso con te, c’è anche il coniglietto Benny…! Miriam dice di sì.

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